- Il contesto normativo: un riepilogo
- Dimensioni del mercato europeo del crowdfunding
- Geografia del crowdfunding: i Paesi che trainano il mercato
- Il caso italiano: un’eccezione nel panorama europeo
- Cross-border crowdfunding: promesse e limiti del mercato unico
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- Hai bisogno di supporto per preparare una campagna di crowdfunding di successo e cercare potenziali investitori per il tuo progetto?
A dicembre 2025 ESMA ha pubblicato il suo primo Market Report: Crowdfunding in the EU, un documento che rappresenta un punto di svolta per tutte le discussioni sul crowdfunding. Non tanto per i numeri in sé, quanto per il momento storico che fotografa: è il primo report basato su dati raccolti dopo l’entrata in vigore effettiva del Regolamento europeo sui fornitori di servizi di crowdfunding (ECSP), concluso il periodo transitorio a novembre 2023.
Fino a oggi, ogni confronto tra Paesi europei soffriva di un limite strutturale: quadri normativi nazionali eterogenei, perimetri regolamentari diversi e livelli di maturità non comparabili. Il risultato era un mercato formalmente europeo, ma di fatto frammentato. Anche le analisi sui singoli mercati, peraltro, scarseggiavano e risultavano spesso incomplete e, di nuovo, non comparabili fra loro. Il report ESMA 2025 è il primo tentativo riuscito di osservare il crowdfunding come fenomeno unitario, pur mantenendo la complessità delle sue declinazioni nazionali.
I dati analizzati coprono l’intero 2024 e riguardano esclusivamente crowdfunding equity-based e lending-based, ovvero le tipologie disciplinate dall’ECSP: quelle che riguardano i cosiddetti valori mobiliari. Donation e reward crowdfunding restano fuori dal perimetro. Il quadro che emerge è quello di un mercato ancora concentrato in pochi Paesi, trainato dal lending, con alcune anomalie rilevanti – prima fra tutte il caso italiano – che meritano un’analisi approfondita.
Il contesto normativo: un riepilogo
Prima dell’ECSP, il crowdfunding in Europa si sviluppava su basi prevalentemente nazionali, con regole, limiti operativi e livelli di tutela degli investitori profondamente diversi da Paese a Paese. Questa frammentazione ha a lungo scoraggiato l’attività transfrontaliera e limitato la nascita di un vero mercato unico del crowdfunding.
Il Regolamento (UE) 2020/1503, noto come ECSP, è stato concepito proprio per superare questi limiti, introducendo regole uniformi per i fornitori di servizi di crowdfunding che offrono alle imprese l’infrastruttura per raccogliere capitali online.
Il regolamento disciplina sia il crowdfunding basato su prestiti sia quello basato su strumenti di capitale o di debito trasferibili, definendo requisiti organizzativi, obblighi di trasparenza, regole di marketing e presidi di tutela per gli investitori retail e sofisticati.
Sebbene l’ECSP sia stato approvato nel 2020, la sua applicazione è stata tutt’altro che immediata. Dopo l’entrata in vigore formale, gli Stati membri hanno beneficiato di un periodo transitorio, più volte prorogato, per consentire alle piattaforme di ottenere l’autorizzazione e alle autorità nazionali di organizzare i meccanismi di vigilanza. Solo a novembre 2023 il nuovo regime è diventato pienamente operativo in tutta l’Unione.
Questo elemento è cruciale: i dati precedenti al 2024 risentono inevitabilmente di asimmetrie normative e di una copertura incompleta dei provider autorizzati. Il report ESMA 2025, invece, si basa su informazioni trasmesse dalle autorità competenti nazionali relative a piattaforme autorizzate e attive secondo il quadro ECSP, rendendo per la prima volta possibile un confronto coerente tra Paesi.
Nel 2024, 21 Stati membri hanno comunicato dati relativi ad almeno un provider attivo, mentre altri Paesi non risultavano ancora operativi sotto il nuovo regime.
Dimensioni del mercato europeo del crowdfunding
Il report ESMA 2025 quantifica per la prima volta in modo omogeneo le dimensioni del mercato del crowdfunding regolamentato a livello europeo. Nel 2024, 181 fornitori di servizi di crowdfunding autorizzati hanno raccolto complessivamente 4,25 miliardi di euro nei 21 Paesi dell’Area Economica Europea in cui era operativo almeno un provider sotto il regime ECSP.
Il valore complessivo e la concentrazione del mercato
Uno degli elementi più evidenti che emergono dal report è la fortissima concentrazione del capitale raccolto in un numero ristretto di Paesi. Cinque mercati nazionali – Francia, Paesi Bassi, Spagna, Italia e Lituania – generano oltre l’80% del valore complessivo europeo.
Nel dettaglio:
- Francia: 1,45 miliardi di euro, primo mercato europeo per volumi
- Paesi Bassi: 1 miliardo di euro
- Spagna: 450 milioni di euro
- Italia: 290 milioni di euro
- Lituania: 280 milioni di euro
Questa distribuzione evidenzia come il crowdfunding europeo, pur essendo formalmente armonizzato, resti di fatto polarizzato, con mercati nazionali che hanno raggiunto una massa critica e altri che risultano ancora marginali o in fase embrionale.
La distribuzione per tipologia di crowdfunding
Dal punto di vista degli strumenti utilizzati, il crowdfunding europeo nel 2024 è nettamente dominato dal lending. Secondo ESMA:
- 58% della raccolta è avvenuta tramite loan-based crowdfunding
- 23% tramite debt-based crowdfunding (strumenti di debito trasferibili come i Minibond)
- 12% tramite equity crowdfunding
- la quota residua riguarda strumenti ammessi ai fini ECSP ma minoritari.
Questa ripartizione riflette alcune caratteristiche strutturali del mercato europeo e dello strumento crowdfunding:
- il lending crowdfunding si presta a progetti standardizzabili, di durata definita e con profili di rischio più facilmente comprensibili dagli investitori retail;
- l’equity crowdfunding resta uno strumento più selettivo, con ticket medi più elevati e un processo decisionale più complesso;
- il debt crowdfunding occupa una posizione intermedia, spesso legata a operazioni strutturate o a imprese già più mature.
Un dato interessante riguarda anche il numero di progetti: i progetti lending sono di gran lunga i più numerosi (oltre 10.000 nel 2024), ma presentano un importo medio raccolto significativamente inferiore rispetto a equity e debt crowdfunding, a conferma della loro funzione di strumento di finanziamento diffuso e granulare.
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Geografia del crowdfunding: i Paesi che trainano il mercato
Abbiamo visto che l’analisi geografica del report ESMA 2025 rileva uno sviluppo tutt’altro che uniforme, con pochi Paesi che svolgono un ruolo di traino e molti altri che restano ai margini del mercato regolamentato.
I principali mercati europei per capitale raccolto
Nel 2024, la leadership del crowdfunding europeo è saldamente in mano alla Francia, che si conferma il primo mercato per volumi con 1,45 miliardi di euro raccolti e con un 20% di campagne lending, un 55% di campagne debt (Minibond) e circa un 10% di campagne equity.
Subito dopo si collocano i Paesi Bassi, con 1 miliardo di euro. Il mercato olandese è fortemente orientato al lending crowdfunding, che da solo rappresenta oltre l’80% della raccolta nazionale.
La Spagna occupa il terzo posto con 450 milioni di euro, raccolti per il 60% in lending e per il 40% in equity crowdfunding. L’Italia vede il lending crowdfunding intorno al 45% a pari merito con l’equity crowdfunding, mentre la Lituania è dominata dal lending (oltre il 90%).
Accanto ai volumi raccolti, il numero di fornitori autorizzati rappresenta un indicatore utile per valutare la maturità dell’ecosistema nazionale. Anche sotto questo profilo emergono differenze marcate.
Nel 2024, la Francia ospitava 50 provider autorizzati, il numero più alto in Europa, seguita da Italia (27) e Spagna (25). Questi dati non riflettono soltanto la dimensione dei mercati, ma anche la storia regolamentare dei singoli Paesi: Francia e Italia, in particolare, avevano introdotto quadri normativi nazionali sul crowdfunding già diversi anni prima dell’ECSP, favorendo la nascita e la crescita di operatori domestici strutturati.
Un caso a parte è rappresentato dalla Lituania, che pur avendo volumi complessivi inferiori rispetto ai grandi mercati, registra il numero più elevato di progetti finanziati (oltre 2.600 nel 2024). Questo dato riflette la precoce regolamentazione, la forte specializzazione nel lending crowdfunding e una decisa apertura al mercato internazionale.
Il report ESMA evidenzia anche l’esistenza di un gruppo di Paesi in cui il crowdfunding regolamentato risulta ancora marginale o assente. Nel 2024, 9 Stati dell’Area Economica Europea non avevano ancora autorizzato alcun provider attivo sotto il regime ECSP.
Il profilo degli investitori
La base di investitori del crowdfunding è composta per l’88% da investitori retail (o non sofisticati), mentre solo l’11% sono classificati come sofisticati. Il ticket di investimento medio si aggira intorno ai 660 euro nel complesso, mentre se si circoscrive il campo ai soli investitori sofisticati si sale a 2660 euro.
Il caso italiano: un’eccezione nel panorama europeo
Nel contesto europeo delineato dal report ESMA 2025, l’Italia rappresenta un caso piuttosto atipico. A differenza di tutti gli altri principali mercati del crowdfunding, il nostro Paese mostra una distribuzione degli strumenti che esula dal modello dominante a livello UE, rendendo l’equity crowdfunding più centrale rispetto al lending.
Questa caratteristica non è un dettaglio statistico, ma il risultato di un percorso normativo e di mercato specifico, che distingue l’Italia dal resto d’Europa.
Secondo i dati ESMA, nei principali mercati europei il lending crowdfunding è la forma prevalente di raccolta: rappresenta l’81% nei Paesi Bassi, il 60% in Spagna e addirittura il 96% in Lituania. Anche in Italia il lending resta una componente rilevante, come abbiamo visto, ma il dato che colpisce è un altro: la quota di equity crowdfunding è significativamente più elevata rispetto agli altri Paesi, a parte la Spagna.
Nel resto dell’Unione, l’equity crowdfunding tende a rimanere una nicchia, sia per volumi sia per numero di progetti, mentre in Italia assume un ruolo strutturale all’interno dell’ecosistema del crowdinvesting.
Un altro aspetto peculiare dell’Italia è che nel nostro Paese esistono tantissime piattaforme di crowdfunding autorizzate, ma vengono lanciate e concluse relativamente poche campagne, per un volume complessivo di raccolta altrettanto modesto.
Le ragioni strutturali dell’anomalia italiana
Questa peculiarità non può essere spiegata solo con fattori congiunturali. Al contrario, affonda le radici in una serie di elementi strutturali che hanno orientato il mercato italiano verso l’equity crowdfunding fin dalle sue origini.
Il primo fattore è regolamentare. L’Italia è stato il primo Paese in Europa a dotarsi di una normativa specifica sull’equity crowdfunding, già nel 2013, inizialmente riservata alle startup innovative e poi progressivamente estesa. Questo ha creato un vantaggio temporale che ha permesso la nascita di piattaforme specializzate, competenze dedicate e una maggiore familiarità dello strumento tra imprese e investitori.
Il secondo elemento riguarda la domanda di capitale. In Italia, l’equity crowdfunding si è affermato come risposta alla difficoltà strutturale di accesso al capitale di rischio da parte di startup e PMI, in un contesto in cui il venture capital è storicamente meno sviluppato rispetto ad altri Paesi europei.
Un terzo fattore è legato alla composizione settoriale dei progetti. A differenza di mercati come quello lituano o olandese, fortemente orientati al real estate, l’Italia ha visto una maggiore diffusione di campagne anche in altri settori, come servizi, manifattura, food, retail e innovazione tecnologica, ambiti in cui il capitale di rischio risulta più coerente rispetto al debito.
L’ultimo fattore è fiscale: una negligenza dell’Agenzia delle Entrate ha inibito per anni una vera esplosione del lending crowdfunding in Italia. Solo di recente, infatti, è stata abolita la trattenuta alla fonte che decurtava gli interessi degli investitori a monte, aggiungendosi alla normale aliquota IRPEF che sarebbe stata poi pagata a valle. Resta poi il fatto che agli interessi del lending crowdfunding non venga applicata l’imposta del 26% prevista per gli altri redditi da capitale, ma la normale IRPEF, creando una discrepanza iniqua e poco conveniente per gli investitori. Se gli investitori sono scoraggiati a partecipare a campagne di lending crowdfunding, le aziende sono scoraggiate a lanciarle.
L’Agenzia delle Entrate si sta occupando della questione e, da questo punto di vista, possiamo aspettarci una progressiva normalizzazione, ma ci vorrà tempo.
Cross-border crowdfunding: promesse e limiti del mercato unico
Uno degli obiettivi dichiarati del Regolamento ECSP era la creazione di un vero mercato unico europeo del crowdfunding, capace di superare i confini nazionali sia dal lato delle piattaforme sia da quello degli investitori. Il report ESMA 2025 consente per la prima volta di valutare, su basi empiriche, quanto questo obiettivo sia stato effettivamente raggiunto. Il primo anno, occorre chiarire, è comprensibilmente prematuro parlare di raggiungimento dell’obiettivo vero e proprio, perché l’obiettivo è in realtà un continuum.
Nel 2024, in media, solo l’8% del capitale raccolto dalle piattaforme europee proveniva da investitori residenti in un Paese diverso da quello del provider. Come era prevedibile, per ora la dimensione nazionale resta predominante.
Accanto a questo dato medio, il report ESMA evidenzia differenze molto marcate tra Paesi. Alcuni mercati mostrano una forte apertura agli investimenti transfrontalieri, mentre altri risultano quasi completamente chiusi. Quote molto elevate, per esempio, si riscontrano in Estonia (77%) e Lettonia (47%), Paesi che hanno sviluppato modelli di business esplicitamente orientati a una platea internazionale.
All’estremo opposto si collocano mercati come Polonia, Portogallo, Romania e Slovacchia, in cui le piattaforme servono esclusivamente o quasi investitori domestici.
Il report ESMA suggerisce implicitamente che le barriere al cross-border non sono più di natura normativa, ma operative, culturali e di mercato. La lingua, la conoscenza del contesto economico locale, la fiducia nelle imprese proponenti e la fiscalità degli investimenti continuano a orientare le scelte degli investitori retail verso il mercato domestico.
Per le imprese, il report conferma che il crowdfunding europeo non è un mercato uniforme, ma un insieme di mercati nazionali con logiche diverse. La scelta dello strumento (equity, lending o debt) e del Paese in cui operare resta un fattore strategico nella valutazione dell’opportunità di fare crowdfunding all’estero, che deve tenere conto della struttura della domanda di capitale, del ticket medio e delle aspettative degli investitori.
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