Statuto societario per l’equity crowdfunding: requisiti e clausole da prevedere

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Fare una campagna di equity crowdfunding richiede una fase preliminare di lavoro burocratico per preparare l’azienda a svolgere l’operazione in ottemperanza della normativa vigente e con l’assetto adeguato a gestire l’ingresso di nuovi soci.

Mentre le altre tipologie di crowdfunding sono molto più agili dal punto di vista burocratico e amministrativo, l’equity richiede qualche attenzione in più. A partire dallo statuto societario: sapevi che richiede alcune configurazioni ad hoc per l’equity crowdfunding?

Lo statuto societario, infatti, deve avere alcuni contenuti specifici per essere compatibile con una raccolta pubblica di capitale (nel caso delle Srl) e per consentire di gestire in modo sicuro e intelligente l’ingresso di molti nuovi soci di minoranza in azienda (sia per Srl sia per Spa).

Per molte aziende, prima di lanciare una campagna è necessario modificare lo statuto societario, inserendo clausole che rendano possibile l’offerta al pubblico delle partecipazioni e che disciplinino correttamente la gestione della società dopo l’ingresso dei nuovi investitori.

In questo articolo vediamo il ruolo dello statuto societario per l’equity crowdfunding e chiariamo quali clausole devono essere presenti o inserite prima della campagna, quali elementi sono obbligatori e quali facoltativi.

Offerta al pubblico delle quote: la norma che rende possibile l’equity crowdfunding

Partiamo da una base normativa. Oggi possono fare crowdfunding tutte le Srl e le Spa di qualsiasi dimensione.

Per comprendere perché lo statuto societario assume un ruolo così importante nell’equity crowdfunding, bisogna partire da un principio di diritto societario: le Srl sono strutturalmente società “chiuse”, pensate per un numero limitato di soci e per una circolazione controllata delle partecipazioni, che non sono pensate per essere offerte al pubblico.

L’equity crowdfunding, invece, si basa su un meccanismo opposto: la proposta pubblica di investimento a una platea ampia di potenziali investitori online. Questo apparente contrasto è stato risolto dal legislatore attraverso una deroga normativa specifica per consentire alle srl di raccogliere capitali in crowdfunding.

L’articolo 100-ter del Testo Unico della Finanza (TUF) stabilisce che determinate società possano offrire al pubblico strumenti finanziari tramite portali di crowdfunding autorizzati.

Questa norma stabilisce che, attraverso piattaforme online regolamentate, un’impresa possa proporre ai potenziali investitori:

La deroga introdotta dal TUF ha quindi aperto la strada alla raccolta di capitale online anche per società che, nella loro struttura originaria, non erano progettate per un’offerta pubblica di partecipazioni.

Ma questa possibilità deve essere recepita nello statuto societario: secondo l’interpretazione prevalente della dottrina giuridica, infatti la possibilità di fare offerta al pubblico richiede che la società decida esplicitamente di derogare al divieto previsto dal Codice Civile, e questa scelta viene normalmente formalizzata nell’atto costitutivo o nello statuto della società. 

Per questo motivo, all’apertura della società o prima di una campagna vanno inserite nello statuto la previsione esplicita della possibilità di offrire partecipazioni tramite portali di crowdfunding.

In questo modo, è come se la Srl “attivasse” la deroga, manifestasse esplicitamente la volontà di usufruirne consapevolmente. 

Non c’è un obbligo formale a inserire questa previsione in statuto, ma è un passaggio entrato nella prassi per evitare complicazioni burocratico-legali in corso d’opera o in seguito all’operazione. Questo non è necessario, invece, per le Spa, che hanno già una struttura compatibile con la raccolta pubblica di capitale.

Gli elementi più interessanti dello statuto societario per l’equity crowdfunding, però, sono clausole più operative, anch’esse non obbligatorie formalmente ma in realtà indispensabili per rendere l’operazione tecnicamente gestibile. Molte di esse, inoltre, sono utili anche per le Spa (in particolare quelle sulla distinzione tra categorie di quote).

Il ruolo pratico dello statuto societario per l’equity crowdfunding

Molte Srl hanno statuti redatti quando la società è stata costituita, spesso con la necessità di disciplinare solo una struttura societaria ristretta. In questi casi lo statuto può contenere clausole che non sono compatibili con una raccolta pubblica di capitale o non sono sufficienti per garantire il controllo efficiente dell’impresa.

Prima di avviare una campagna di equity crowdfunding è quindi prassi effettuare una verifica dello statuto esistente e, se necessario, procedere a una modifica tramite atto notarile.

Una campagna di crowdfunding, infatti, può portare all’ingresso di decine o centinaia di nuovi soci, tutti titolari di una partecipazione societaria. Senza una struttura statutaria adeguata, questa situazione può generare difficoltà nella gestione della governance e nei rapporti tra soci.

Gli investitori in equity crowdfunding acquisiscono diritti patrimoniali – come la partecipazione agli utili – e, in alcuni casi, anche diritti amministrativi.

Questo genera alcune conseguenze:

  • aumento del numero di titolari di diritti da definire;
  • necessità di gestire comunicazioni societarie più complesse;
  • possibili esigenze di coordinamento tra soci fondatori e nuovi investitori.

Lo statuto come strumento di regolazione della governance

Attraverso specifiche clausole lo statuto societario può stabilire:

  • le modalità di esercizio dei diritti dei soci;
  • le regole di trasferimento delle partecipazioni;
  • l’organizzazione degli organi societari;
  • eventuali diritti particolari attribuiti a determinate categorie di quote.

Nel contesto dell’equity crowdfunding, queste disposizioni diventano essenziali per garantire chiarezza e stabilità nella governance.

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Clausole statutarie fondamentali per una campagna di equity crowdfunding

Alcune clausole da inserire nello statuto societario sono necessarie per realizzare la raccolta, altre servono a garantire una governance ordinata una volta conclusa la campagna. In entrambi i casi lo statuto deve essere coerente con l’operazione di aumento di capitale destinata agli investitori della piattaforma.

Clausole sulla trasferibilità delle quote

Uno degli aspetti più delicati riguarda la circolazione delle partecipazioni societarie.

Negli statuti delle Srl è abbastanza comune trovare clausole che limitano la cessione delle quote, per esempio diritti di prelazione rigidi a favore degli altri soci, obblighi di gradimento da parte degli amministratori o dell’assemblea, limiti alla vendita a soggetti esterni.

Queste clausole servono a mantenere stabile la compagine sociale, ma possono entrare in conflitto con la logica del crowdfunding, dove le partecipazioni sono acquistate da molti investitori. 

Regole troppo rigide e pensate per pochi soci potrebbero:

  • rendere impossibile rivendere le quote e quindi poco attraente l’investimento in equity crowdfunding, che già di per sé è poco liquido;
  • rendere complesso coordinare un grande numero di soci in caso di vendita della società o acquisizione da parte di un fondo;
  • sovraccaricare l’amministrazione di oneri di gestione.

Per questo motivo, prima di una campagna di equity crowdfunding, è importante verificare che le regole di trasferimento delle quote non rendano impossibile o eccessivamente complessa la cessione delle partecipazioni, non ostacolino operazioni straordinarie future (es. exit) e siano compatibili con la gestione di una pluralità di soci.

Clausole di drag along e tag along

Per la regolazione della circolazione straordinaria delle quote, le clausole più usate nello statuto delle società che vogliono fare equity crowdfunding sono le clausole di drag along e tag along, tipiche in particolare delle operazioni di investimento in startup.

Queste clausole disciplinano cosa succede nel caso in cui la società venga venduta.

La clausola di drag along consente ai soci di maggioranza di obbligare i soci di minoranza a vendere le proprie partecipazioni alle stesse condizioni qualora si presenti un acquirente interessato a comprare l’intera società.

La clausola di tag along, invece, tutela i soci di minoranza consentendo loro di vendere le proprie quote insieme ai soci di maggioranza se questi decidono di cedere la propria partecipazione.

In presenza di molti soci di minoranza, queste clausole possono evitare situazioni di blocco nelle operazioni di vendita della società.

Clausole sull’aumento di capitale

Ogni campagna di equity crowdfunding si basa su un aumento di capitale della società. Gli investitori sottoscrivono nuove quote o azioni emesse nell’ambito di questa operazione.

Lo statuto deve quindi consentire di deliberare un aumento di capitale compatibile con la raccolta online. Tra gli elementi più rilevanti ci sono:

  • la possibilità di deliberare aumenti di capitale destinati a nuovi soci;
  • la definizione delle modalità di sottoscrizione delle partecipazioni;
  • eventuali deleghe agli amministratori per gestire l’operazione.

Nel crowdfunding è molto diffuso l’utilizzo dell’aumento di capitale scindibile. Questo meccanismo consente alla società di emettere nuove partecipazioni fino a un certo importo massimo, senza che l’intera operazione debba essere sottoscritta integralmente per diventare efficace.

In questo modo la raccolta può chiudersi anche se l’importo massimo non viene raggiunto, purché venga superata la soglia minima prevista dalla campagna.

Categorie di quote e diritti diversi

Un altro elemento che va disciplinato nello statuto riguarda la creazione di categorie di partecipazioni con diritti differenti.

Nella quasi totalità delle operazioni di equity crowdfunding, la società decide di attribuire agli investitori crowd diritti diversi rispetto a quelli dei soci fondatori, per esempio:

  • diritti patrimoniali specifici;
  • limitazioni dei diritti amministrativi;
  • priorità specifiche nella distribuzione degli utili o nella liquidazione.

La creazione di categorie di quote o azioni con diritti diversi deve essere prevista dallo statuto e disciplinata con chiarezza, in modo da evitare ambiguità sui diritti spettanti agli investitori e da assicurarsi di non perdere il controllo sulla governance dell’azienda.

Rappresentanza degli investitori

Uno degli strumenti più utilizzati per semplificare la gestione di molti soci è la previsione di una forma di rappresentanza degli investitori.

Quando una campagna coinvolge un numero elevato di soci di minoranza, può diventare complesso gestire comunicazioni societarie, convocazioni assembleari e votazioni su decisioni strategiche.

Per questo motivo, lo statuto o i patti tra soci possono prevedere che gli investitori siano rappresentati da un mandatario comune oppure da un soggetto incaricato di esercitare alcuni diritti per conto loro.

Questo sistema permette di semplificare i processi decisionali, evitare assemblee difficili da gestire e mantenere un dialogo più ordinato tra società e investitori.

Coordinamento tra statuto e patti parasociali

Non tutte le regole che disciplinano i rapporti tra soci devono necessariamente essere inserite nello statuto.

In molti casi alcune disposizioni vengono stabilite attraverso patti parasociali, cioè accordi privati tra i soci che regolano determinati aspetti della governance societaria.

Lo statuto e i patti parasociali svolgono quindi funzioni complementari:

  • lo statuto contiene le regole societarie ufficiali, valide per tutti i soci;
  • i patti parasociali disciplinano accordi specifici tra determinate categorie di soci.

Nel contesto dell’equity crowdfunding è abbastanza frequente che alcune regole, come quelle relative alla gestione delle exit o alla rappresentanza degli investitori, vengano definite attraverso patti parasociali piuttosto che direttamente nello statuto.

Questa distinzione permette alla società di mantenere uno statuto relativamente snello, lasciando maggiore flessibilità agli accordi tra soci. Ovviamente, statuto e patti parasociali devono sempre essere coerenti fra loro.

Come modificare lo statuto prima di lanciare una campagna

Quando una società decide di raccogliere capitale tramite equity crowdfunding, uno dei passaggi preliminari più importanti è la verifica dello statuto societario. Non sempre è necessario modificarlo, ma una verifica va sempre fatta, seguendo l’elenco di requisiti e clausole che abbiamo appena fornito.

Il primo passo consiste nell’analizzare lo statuto attuale della società per verificare se contiene disposizioni che potrebbero creare problemi nella campagna.

Se lo statuto deve essere modificato, l’operazione va deliberata dall’assemblea dei soci e formalizzata con atto notarile. La modifica dello statuto viene poi depositata presso il Registro delle imprese, diventando così parte integrante delle regole ufficiali della società.

È utile consultare un consulente legale, possibilmente specializzato in crowdfunding, per farsi supportare nelle modifiche allo statuto. 

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