Equity crowdfunding vs IPO

equity crowdfunding vs IPO

Quando un’azienda ha bisogno di raccogliere capitali per crescere, sa che prima o poi dovrà valutare l’opzione di aprire il proprio capitale sociale al pubblico. Equity crowdfunding e IPO per la quotazione in Borsa sono due modi diversi di farlo – molto diversi. 

Da un lato, l’equity crowdfunding consente di raccogliere capitale online con una procedura piuttosto semplice tecnicamente, coinvolgendo una platea ampia di investitori, spesso già vicini al progetto. Dall’altro, l’IPO rappresenta l’ingresso ufficiale nei mercati finanziari, al cospetto del pubblico vasto e anonimo di investitori del mondo, con tutto ciò che ne consegue in termini di struttura, regolamentazione e visibilità.

Di solito, questi due percorsi rispondono a esigenze, tempi e livelli di maturità aziendale differenti. Ma per alcune startup dall’elevato potenziale e dall’ottima trazione e per molte PMI in fase di scale-up ci sono aree di sovrapposizione, per muoversi nelle quali è utile saper confrontare equity crowdfunding e IPO per scegliere l’opportunità di crescita più adeguata.

A volte non è nemmeno necessario scegliere: oggi, infatti, esiste anche un ponte tra i due strumenti, il crowdfunding listing.

Sappiamo, inoltre, che una buona pianificazione finanziaria è quella che combina più opzioni di finanziamento in parallelo o in sequenza nel percorso di crescita di un’azienda.

Per comprendere davvero come scegliere tra equity crowdfunding e IPO o come combinarli, in questo articolo capiamo cosa sono, come funzionano e quali implicazioni hanno per un’impresa.

Che cos’è l’equity crowdfunding: un riepilogo

Per approfondire cos’è e come funziona l’equity crowdfunding, ti rimandiamo ai numerosissimi articoli del nostro blog sul tema, come per esempio la guida completa sull’equity crowdfunding per startup e PMI.

Qui facciamo solo un breve riepilogo utile a rinfrescare la memoria e comprendere adeguatamente il resto della trattazione.

L’equity crowdfunding è una modalità di raccolta di capitale di rischio in cui un’impresa (Spa o Srl) offre quote o azioni attraverso una piattaforma online autorizzata, permettendo a investitori (sia retail sia professionali) di partecipare all’aumento di capitale.

Dal punto di vista operativo:

  • l’azienda definisce un obiettivo di raccolta;
  • realizza attività di comunicazione e marketing per costruire un pubblico di potenziali investitori;
  • pubblica la campagna su una piattaforma e continua le attività di marketing;
  • gli investitori possono sottoscrivere le quote durante un periodo limitato.

Che cos’è una IPO e come funziona

Una IPO (Initial Public Offering) è l’offerta pubblica iniziale con cui una società mette in vendita le proprie azioni per la prima volta al pubblico, creando il flottante iniziale per essere ammessa alla negoziazione su un mercato regolamentato o su un sistema multilaterale di negoziazione.

Il processo prevede:

  • la preparazione della società (governance, bilanci, struttura organizzativa);
  • il coinvolgimento di advisor finanziari e legali;
  • la redazione di un prospetto informativo o documento di ammissione;
  • il collocamento delle azioni presso investitori;
  • l’avvio delle negoziazioni in Borsa.

A differenza del crowdfunding, l’IPO non è solo una raccolta di capitale: è un passaggio strutturale che trasforma la società in un soggetto quotato, con obblighi informativi continui e una relazione costante con il mercato.

Le fasi preparatorie: governance, advisor e documentazione

Prima ancora di proporre le proprie azioni al pubblico, l’azienda deve prepararsi internamente.

Questo significa:

  • adeguare la governance (consiglio di amministrazione, controlli interni, procedure);
  • strutturare un sistema di reporting finanziario solido e trasparente;
  • verificare la qualità dei dati attraverso una due diligence.

In questa fase entrano in gioco diversi advisor:

  • banche d’investimento o collocatori;
  • consulenti legali;
  • società di revisione;
  • eventuali listing sponsor.

Parallelamente, viene redatto il documento informativo per gli investitori:

  • il prospetto informativo nei mercati regolamentati;
  • il documento di ammissione nei sistemi multilaterali come Euronext Growth Milan.

Si tratta di documenti dettagliati che descrivono l’azienda, i rischi, il modello di business e le modalità dell’offerta.

L’offerta al pubblico e la creazione del flottante

La fase centrale della IPO è l’offerta delle azioni al pubblico.

Qui avviene il collocamento dei titoli presso investitori istituzionali e, in alcuni casi, anche retail. L’obiettivo non è solo raccogliere capitale, ma anche creare un flottante, cioè una quota di azioni diffusa tra il pubblico e quindi negoziabile sul mercato.

In questa fase è centrale il roadshow, cioè una serie di incontri organizzati dal management e dagli advisor con potenziali investitori, soprattutto istituzionali. Durante il roadshow l’azienda, affiancata da uno o più advisor, presenta il proprio modello di business, i dati finanziari e le prospettive di crescita, con l’obiettivo di:

  • raccogliere interesse e intenzioni di investimento;
  • contribuire alla definizione del prezzo di collocamento;
  • costruire una base di investitori coerente con il posizionamento della società.

Il flottante è essenziale proprio perché consente la formazione di un prezzo di mercato, garantisce la liquidità degli scambi e rende possibile l’ingresso e l’uscita degli investitori.

Una volta completato il collocamento, le azioni iniziano a essere negoziate in Borsa. Da quel momento, il valore della società non è più determinato solo internamente o in sede di aumento di capitale, ma anche dall’incontro tra domanda e offerta sul mercato.

Cosa succede dopo la quotazione

La quotazione non è un punto di arrivo, ma l’inizio di una nuova fase.

Una società quotata deve rispettare obblighi informativi continui con standard elevati di trasparenza, tra cui la pubblicazione periodica dei risultati finanziari e la comunicazione tempestiva di informazioni rilevanti (price sensitive).

Inoltre, deve gestire il rapporto con investitori, analisti e media finanziari.

Allo stesso tempo, la quotazione apre opportunità altrimenti difficili da ottenere:

  • maggiore accesso al capitale nel tempo;
  • possibilità di utilizzare le azioni come leva per acquisizioni;
  • maggiore visibilità e credibilità sul mercato.

È proprio questo equilibrio tra opportunità e complessità che rende l’IPO uno strumento potente, ma non adatto a tutte le fasi di sviluppo di un’impresa per costo e impegno richiesti.

Equity crowdfunding vs IPO: differenze principali

Mettere a confronto equity crowdfunding e IPO significa analizzare due strumenti che operano su piani diversi: uno è orientato alla raccolta di capitali fino a una soglia limitata attraverso l’attivazione di una base di clienti e altri contatti, l’altro è un passaggio strutturale verso il mercato dei capitali.

Per questo motivo, il confronto va letto per dimensioni operative, non per gerarchia. Non esiste uno strumento “migliore” in assoluto, ma soluzioni più o meno coerenti con la fase e gli obiettivi dell’impresa.

Accesso al capitale: apertura al pubblico vs ingresso nel mercato

Nel crowdfunding l’azienda raccoglie capitale aprendo il proprio capitale sociale a una pluralità di investitori, senza diventare una società quotata.

Nella IPO, invece, la raccolta è strettamente legata all’ammissione a un mercato: le azioni offerte vengono diffuse tra il pubblico per creare un flottante e avviare la negoziazione.

In sintesi:

  • nel crowdfunding si realizza un aumento di capitale;
  • nell’IPO si realizza un aumento di capitale e si accede a un mercato secondario.

Questa differenza incide direttamente sulla struttura dell’operazione e sulle sue implicazioni nel tempo.

Tempi, complessità e costi

Una IPO richiede tempi più lunghi e un livello di complessità significativamente più elevato.

Il processo include:

  • preparazione interna e adeguamento della governance;
  • coinvolgimento di più advisor;
  • redazione di documentazione articolata;
  • attività di collocamento e roadshow.

L’equity crowdfunding è più accessibile sotto questo profilo:

Questo non significa che sia un processo immediato. La complessità si sposta su un altro piano: quello della comunicazione, della costruzione della domanda e della gestione della campagna.

Effetti sulla governance e sulla trasparenza

Entrambi gli strumenti comportano l’ingresso di nuovi soci e quindi un’evoluzione della governance.

Nel caso della IPO, questo cambiamento è più profondo:

  • obblighi informativi continui;
  • maggiore formalizzazione dei processi interni;
  • esposizione costante al giudizio del mercato.

Nel crowdfunding, gli impatti sono più contenuti ma comunque rilevanti:

  • necessità di gestire una base soci più ampia e i relativi diritti;
  • maggiore attenzione alla comunicazione verso gli investitori;
  • introduzione di strumenti di coordinamento (per esempio veicoli o rappresentanti comuni).

In molti casi, il crowdfunding può rappresentare un primo passo verso una maggiore strutturazione.

Marketing, reputazione e visibilità

Uno degli elementi di differenziazione più netti riguarda il ruolo del marketing.

Nel crowdfunding, la raccolta è strettamente legata alla capacità di comunicare e la campagna diventa uno strumento di visibilità e di storytelling. Gli investitori coincidono spesso con il pubblico dell’azienda: clienti, collaboratori, fornitori ecc. (ma soprattutto clienti o potenziali tali).

Nella IPO la visibilità è principalmente finanziaria, infatti la comunicazione è orientata a investitori istituzionali e analisti e si basa principalmente sui numeri, più che sulla narrazione.

Si tratta quindi di due forme diverse di esposizione: una più commerciale e relazionale, l’altra più finanziaria e istituzionale.

Liquidità dell’investimento e possibilità di exit

La liquidità è uno dei principali elementi di distanza tra i due strumenti, nonché una questione critica essenziale per il crowdfunding.

Nell’equity crowdfunding, le quote o azioni sottoscritte non sono negoziabili su un mercato regolamentato. Le possibilità di uscita esistono, ma sono meno immediate e dipendono da operazioni straordinarie, da trattative private o da mercati secondari ancora poco sviluppati (le cosiddette “bacheche elettroniche” online sviluppate da alcune piattaforme).

Con la IPO, invece le azioni sono negoziabili sul mercato, il prezzo è trasparente e aggiornato quotidianamente, perciò gli investitori possono entrare e uscire con maggiore facilità.

Questa differenza è uno dei motivi per cui stanno emergendo modelli ibridi come il CrowdlistingⓇ, che cercano di combinare raccolta diffusa e accesso alla negoziazione.

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Pro e contro dell’equity crowdfunding

L’equity crowdfunding viene spesso percepito come uno strumento più semplice rispetto alla IPO. In parte è sicuramente vero, e in più presenta vantaggi specifici, ma mette di fronte anche a difficoltà insolite per uno strumento di raccolta di capitali e ha anche limiti strutturali che vanno considerati con attenzione.

Abbiamo già dedicato un articolo completo ai pro e contro del crowdfunding, perciò anche in questo caso qui riportiamo solo un utile riepilogo.

I pro dell’equity crowdfunding

Uno dei principali punti di forza dell’equity crowdfunding è l’accessibilità.

Rispetto ad altri strumenti di raccolta di capitale, soprattutto a quelli che comportano un aumento di capitale, richiede una struttura meno complessa, ha tempi generalmente più brevi e consente anche a PMI e startup di aprire il capitale.

A questo si aggiunge un elemento distintivo: la componente di marketing.

Una campagna ben costruita permette di creare una community attiva di clienti che sono anche investitori e viceversa, di aumentare la visibilità del brand e di creare un network di contatti utili.

Questo rende il crowdfunding uno strumento che non si limita a raccogliere risorse finanziarie, ma può contribuire alla crescita commerciale e alla validazione del modello di business.

I contro del crowdfunding

Il primo potenziale “contro” dell’equity crowdfunding  riguarda il rischio di insuccesso pubblico. Se la campagna non raggiunge il target minimo, il risultato è visibile e può avere un impatto sulla percezione dell’azienda. Come vedremo, lo stesso vale per la IPO.

Un aspetto non negativo, ma rischioso è la dipendenza dalla capacità di attivare investitori non professionali.
La piattaforma non garantisce gli investimenti: senza una strategia di comunicazione e una fase di precrowd strutturata, la raccolta difficilmente si realizza.

Dal punto di vista societario, l’ingresso di numerosi piccoli soci può creare complessità nella gestione delle comunicazioni e nel coordinamento degli investitori, con una forte necessità di strumenti per semplificare la governance.

Infine, la liquidità delle partecipazioni è limitata. In assenza di un mercato secondario sviluppato, l’uscita degli investitori dipende da eventi come nuove raccolte, operazioni straordinarie di exit o un’eventuale quotazione futura.

Questo elemento incide sia sull’attrattività della proposta per gli investitori sia sulla struttura complessiva dell’operazione.

Pro e contro dell’IPO

La IPO è spesso percepita come un traguardo naturale nel percorso di crescita di un’impresa. È infatti una meta che offre un’importante validazione e opportunità rilevanti, ma introduce anche vincoli e complessità che non tutte le aziende sono pronte a sostenere.

I pro dell’IPO

Il principale vantaggio della IPO è l’accesso strutturato al mercato dei capitali.

Una società quotata può raccogliere capitali in modo più continuativo nel tempo, ampliando la propria base di investitori e utilizzando il mercato come leva per operazioni future.

A questo si aggiunge la visibilità finanziaria. La quotazione aumenta la credibilità dell’azienda nei confronti di investitori professionali e istituzionali, partner industriali e sistema bancario.

Un altro elemento rilevante è la liquidità del titolo.

Le azioni negoziate in Borsa possono essere acquistate e vendute in qualsiasi momento, rendendo più semplice l’ingresso e l’uscita degli investitori rispetto a strumenti non quotati.

Infine, lo status di società quotata può facilitare operazioni di crescita per linee esterne, ad esempio attraverso acquisizioni in cui le azioni vengono utilizzate come corrispettivo.

I contro dell’IPO

Accanto ai vantaggi, la IPO comporta un livello di complessità significativamente elevato.

Il processo di quotazione richiede tempi piuttosto lunghi, il coinvolgimento di numerosi advisor e una preparazione interna approfondita.

A questo si aggiungono i costi, che non si esauriscono con l’operazione iniziale, di per sé molto onerosa. Una società quotata deve sostenere costi ricorrenti legati a compliance, comunicazione finanziaria e mantenimento degli standard richiesti dal mercato.

Il fallimento della IPO, inoltre, come abbiamo già accennato, è un evento pubblico, che può danneggiare notevolmente la reputazione e la credibilità dell’azienda se non va a buon fine.

Un ulteriore aspetto riguarda proprio gli obblighi informativi. La società è tenuta a comunicare in modo continuo dati e informazioni rilevanti, con un livello di trasparenza che può risultare impegnativo.

Infine, la quotazione introduce una pressione costante da parte del mercato:

  • andamento del titolo;
  • aspettative degli investitori;
  • reazioni a risultati e comunicazioni.

Questo può influenzare le scelte strategiche e richiede una gestione attenta del rapporto con il mercato.

Crowdfunding listing: quando l’equity crowdfunding può sostituire o anticipare una IPO

Il confronto tra equity crowdfunding e IPO fin qui è apparso come una scelta binaria. In realtà, negli ultimi anni si è sviluppato un modello intermedio che combina elementi di entrambi: il crowdfunding listing (registrato dalla piattaforma di Opstart con il marchio CrowdlistingⓇ, con cui è più noto).

Si tratta di un approccio in cui la campagna di equity crowdfunding non è un’alternativa alla quotazione, ma una fase integrata o preparatoria al percorso di accesso al mercato.

Il CrowdlistingⓇ, infatti, è un modello operativo in cui una società realizza una campagna di equity crowdfunding con l’obiettivo, dichiarato o pianificato, di arrivare successivamente alla quotazione.

La raccolta di capitale online sostituisce la fase di IPO e il roadshow nel ruolo di costruire il flottante per accedere alla quotazione in Borsa: è una via più semplice, meno rischiosa e meno costosa. La prospettiva stessa della quotazione agevola il successo della campagna di equity crowdfunding, perché elimina il problema dell’illiquidità delle quote tipico di questo strumento.

Resta comunque invariata la complessità burocratica e la necessità di consulenti e advisor per poi procedere con la quotazione in Borsa.

Il percorso di crowdfunding listing ha senso soprattutto per società che:

  • hanno già raggiunto un certo livello di maturità organizzativa;
  • sono in grado di sostenere un percorso di quotazione nel medio periodo;
  • dispongono di una base di stakeholder attivabile (clienti, partner, community);
  • hanno un progetto di crescita comprensibile e comunicabile al mercato.

In Italia, ci sono già stati diversi casi di quotazione in Borsa di imprese tramite l’equity crowdfunding, soprattutto sulla piattaforma Opstart, che ha ideato il percorso: per esempio, l’azienda del vetro fotovoltaico Glass to Power e l’Organismo di Investimento Collettivo del Risparmio (OICR) 4AIM SICAF.

Equity crowdfunding e IPO insieme nella strategia di crescita

La prospettiva più spesso utile con cui guardare al confronto tra equity crowdfunding e IPO, in realtà, è quella dell’integrazione. In molti casi, le due soluzioni possono essere inserite all’interno di una stessa strategia di crescita, con ruoli e tempi diversi.

Per molte imprese, l’equity crowdfunding può rappresentare una fase iniziale o intermedia con cui rafforzare il capitale, validare il modello di business e costruire una community di clienti e investitori, pronta a partecipare anche alle successive operazioni dell’azienda.

Questo passaggio consente anche di iniziare a strutturare la governance e la comunicazione verso una platea più ampia, senza dover sostenere subito gli oneri di una quotazione.

La IPO e la quotazione in Borsa possono rappresentare un passaggio successivo, in una fase più matura, quando l’azienda ha raggiunto una maggiore stabilità organizzativa e finanziaria.

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