Credit scoring nel lending crowdfunding: criteri di valutazione per prestiti alle imprese

credit scoring lending crowdfunding

La richiesta di un prestito deve sempre passare attraverso il credit scoring: la valutazione del merito creditizio dell’azienda richiedente. Questo vale sia per un prestito in banca, sia per un prestito in lending crowdfunding.

Una piattaforma di lending crowdfunding, infatti, non è un semplice intermediario tecnologico che pubblica una richiesta e lascia al mercato la decisione finale. Anche se il processo di valutazione può essere meno rigido rispetto a quello di una banca, prima che un progetto venga reso visibile agli investitori, c’è un’accurata analisi della proposta e dell’azienda proponente.

Per le piattaforme è importante presentare agli investitori progetti credibili e aziende affidabili, per mantenere un alto tasso di successo delle campagne e di rimborso dei prestiti: ne va della loro reputazione e, di conseguenza, del loro modello di business.

Capire come funziona il credit scoring nel lending crowdfunding è fondamentale per due motivi:

  • consente di presentarsi in modo adeguato alla piattaforma;
  • aiuta a impostare un importo e una durata del prestito coerenti con la reale capacità di rimborso.

In questo articolo analizziamo come le piattaforme di lending crowdfunding valutano le imprese, quali indicatori considerano e quali strumenti utilizzano.

La logica di selezione delle piattaforme di lending crowdfunding

Le piattaforme di lending operano come marketplace regolamentati, ma non pubblicano automaticamente ogni richiesta di prestito come invece fanno molte piattaforme di reward crowdfunding.

Selezionano le imprese perché:

  • devono proteggere gli investitori dal rischio eccessivo;
  • devono preservare la propria reputazione;
  • devono mantenere un equilibrio tra rendimento atteso e qualità del portafoglio.

L’elemento chiave da valutare è il merito creditizio dell’azienda proponente. Il credit scoring è una valutazione che integra almeno due dimensioni:

  1. Capacità di rimborso, cioè la sostenibilità del debito nel tempo.
  2. Qualità del rischio, ossia la probabilità che l’impresa rispetti gli impegni assunti.

Nel lending crowdfunding, il concetto di credit scoring viene applicato con logiche simili a quelle bancarie, ma con strumenti spesso più standardizzati e digitalizzati.

Lending crowdfunding e credito bancario: similitudini e differenze nella valutazione

Molte imprese si chiedono se i criteri di valutazione per prestiti alle imprese di una piattaforma siano “più semplici” rispetto a quella di una banca.

In realtà, i principi di fondo sono simili:

  • analisi dei bilanci;
  • verifica delle esposizioni debitorie;
  • controllo dello storico dei pagamenti;
  • valutazione dei flussi di cassa.

La differenza sta soprattutto nel processo:

  • maggiore standardizzazione;
  • utilizzo di modelli di scoring proprietari;
  • tempistiche generalmente più rapide;
  • focus marcato sulla coerenza tra importo richiesto e capacità di rimborso.

Ricorrendo al lending crowdfunding, quindi, non si bypassa la valutazione del merito creditizio. Diventa semplicemente più snella e può avere maglie meno rigide, perché starà poi agli investitori decidere se prestare soldi a quell’azienda con la consapevolezza del livello di rischio e del relativo tasso di interesse offerto.

Il percorso di valutazione: dalla candidatura alla pubblicazione del prestito

Quando un’impresa presenta una richiesta di prestito su una piattaforma di lending crowdfunding, si mette in moto un processo di valutazione in più fasi..

La valutazione combina analisi automatizzate, controlli esterni e un intervento umano finale prima della pubblicazione dell’offerta agli investitori.

Pre-screening: i requisiti minimi per accedere alla selezione

La prima fase è un filtro preliminare. Non tutte le imprese possono accedere al processo di valutazione completo.

In questa fase la piattaforma verifica:

  • forma giuridica e regolare iscrizione al Registro Imprese;
  • anzianità operativa minima;
  • assenza di procedure concorsuali o eventi pregiudizievoli rilevanti;
  • coerenza tra importo richiesto e dimensione aziendale.

Bisogna considerare che le piattaforme di crowdfunding operano in un contesto regolamentato e sono soggette a obblighi di identificazione e controllo.

Per questo motivo applicano procedure di:

  • KYC (Know Your Customer);
  • AML (Antiriciclaggio).

Ciò significa che devono identificare:

  • amministratori e soci rilevanti;
  • titolare effettivo;
  • eventuali soggetti esposti politicamente;
  • provenienza dei fondi.

Alcune piattaforme indicano pubblicamente i propri criteri di ammissibilità, in modo da evitare di far perdere tempo alle imprese e di perderlo loro stesse.

Se l’impresa supera questo primo filtro, si passa alla fase successiva.

Raccolta documentale e analisi preliminare

Qui inizia la vera analisi del merito creditizio.

Le piattaforme richiedono normalmente:

  • ultimi bilanci depositati;
  • situazione contabile aggiornata;
  • dettaglio delle esposizioni debitorie in essere;
  • piano di utilizzo dei fondi;
  • business plan o proiezioni economico-finanziarie.

A questi si aggiungono spesso verifiche su:

  • centrale rischi;
  • informazioni creditizie;
  • storico dei pagamenti;
  • eventuali segnalazioni negative.

Le informazioni creditizie comprendono dati relativi ai finanziamenti in corso e allo storico dei rimborsi, elementi che incidono direttamente sulla valutazione dell’affidabilità. Alcune piattaforme integrano anche analisi dei flussi bancari e indicatori comportamentali per stimare la probabilità di default.

In questa fase emergono eventuali incoerenze tra numeri dichiarati e dati oggettivi. È uno dei momenti più delicati dell’intero processo.

Scoring e delibera: algoritmo, analista, comitato crediti

Una volta raccolti e verificati i dati, entra in gioco il modello di valutazione.

Molte piattaforme utilizzano sistemi di credit scoring proprietari che:

  • analizzano indicatori economico-finanziari;
  • attribuiscono un punteggio sintetico;
  • classificano l’impresa in una determinata classe di rischio.

Tuttavia, il processo non è quasi mai completamente automatizzato. Dopo lo scoring interviene un analista o un comitato crediti che:

  • verifica la coerenza complessiva del progetto;
  • valuta eventuali fattori qualitativi;
  • può proporre modifiche su importo, durata o condizioni del prestito.

Gli esiti possibili sono generalmente tre:

  1. approvazione e pubblicazione della campagna;
  2. richiesta di integrazioni o revisione delle condizioni;
  3. rifiuto della richiesta.

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Gli indicatori quantitativi: i numeri che determinano il merito creditizio

Quando una piattaforma valuta una richiesta di prestito, la parte più strutturata del credit scoring riguarda i numeri.

Il merito creditizio, infatti, si fonda su indicatori economici e finanziari che permettono di stimare la probabilità che l’impresa rimborsi il capitale e gli interessi nei tempi previsti.

Redditività e stabilità economica

Il primo elemento analizzato è la capacità dell’impresa di generare margini.

Le piattaforme esaminano normalmente:

  • andamento del fatturato negli ultimi esercizi;
  • margini operativi;
  • risultato netto;
  • eventuali oscillazioni rilevanti.

Non è solo una questione di crescita. Un’impresa con ricavi stabili e margini coerenti può risultare più solida, sotto il profilo creditizio, rispetto a un’azienda in forte espansione ma con risultati discontinui.

Un indicatore chiave è l’EBITDA, perché rappresenta una misura sintetica della capacità operativa di generare risorse prima degli oneri finanziari e fiscali. Tuttavia, ciò che conta davvero è la sua qualità: quanto è ricorrente? Quanto dipende da componenti straordinarie?

La domanda centrale è sempre la stessa: l’attività ordinaria è in grado di sostenere le rate del prestito?

Struttura finanziaria e livello di indebitamento

Il secondo blocco di analisi riguarda la struttura finanziaria.

Qui entrano in gioco variabili come:

  • indebitamento complessivo;
  • rapporto tra debito e patrimonio netto;
  • distribuzione delle scadenze;
  • costo medio del debito.

L’eventuale nuovo prestito viene inserito nel contesto dell’esposizione già esistente per valutarne l’ipotetico impatto.

Le informazioni possono essere ricavate da database come CRIF, che raccoglie tutti i dati relativi a finanziamenti richiesti e concessi, andamento dei rimborsi ed eventuali ritardi o inadempimenti, sia delle aziende sia dei privati cittadini.

Se l’impresa presenta debiti a breve termine elevati, scadenze ravvicinate, tensioni di liquidità ricorrenti, la piattaforma può ritenere che l’aggiunta di un ulteriore finanziamento aumenti eccessivamente il rischio. Molte piattaforme utilizzano indicatori sintetici di sostenibilità del debito, come il rapporto tra flussi di cassa operativi e rate complessive annue. 

Liquidità e capacità di generare cassa

La redditività deve tradursi in cassa per dimostrare merito creditizio.

Per questo motivo le piattaforme analizzano con attenzione:

  • cash flow operativo;
  • ciclo di incasso dei crediti;
  • tempi medi di pagamento dei fornitori;
  • eventuale stagionalità dei flussi.

In alcuni casi, vengono richiesti anche estratti conto bancari per valutare l’andamento reale dei movimenti finanziari.

L’obiettivo è verificare che:

  • l’impresa generi flussi sufficienti;
  • la durata del prestito sia coerente con il ciclo finanziario;
  • non vi siano squilibri strutturali tra entrate e uscite.

Un finanziamento a 24 mesi, per esempio, deve essere compatibile con la capacità di generare cassa in quel periodo. Se il prestito serve per finanziare capitale circolante, la rotazione delle scorte e dei crediti diventa un elemento centrale della valutazione.

Sulla base degli elementi quantitativi che abbiamo elencato, gli algoritmi e gli esseri umani valutano la solvibilità dell’azienda e attribuiscono una classe di rischio alla richiesta di prestito, che influenzerà poi il tasso di interesse applicato.

Ma non ci sono solo i numeri.

Gli elementi qualitativi che incidono sulla valutazione

Le piattaforme di lending crowdfunding integrano l’analisi quantitativa con una valutazione qualitativa dell’impresa. Questo passaggio è meno standardizzato rispetto allo scoring finanziario: si parla di modello di business, struttura organizzativa e contesto in cui opera l’azienda.

Se è vero che gli elementi qualitativi hanno maggiore rilievo per le aziende che vogliono fare equity crowdfunding, anche nel lending crowdfunding possono incidere in modo determinante sull’esito finale della selezione.

Business model e rischio operativo

Una delle prime domande che un analista si pone è: da dove arrivano i ricavi e quanto sono prevedibili?

Tra gli aspetti che vengono esaminati:

  • concentrazione del fatturato su pochi clienti;
  • dipendenza da un singolo fornitore critico;
  • ricorrenza dei ricavi;
  • livello di esposizione a contratti a breve termine;
  • complessità operativa del modello.

Un’impresa che genera ricavi ricorrenti, con una base clienti diversificata, tende a essere percepita come meno rischiosa rispetto a un’azienda che dipende da poche commesse episodiche.

Anche la coerenza tra l’uso del prestito e l’attività operativa è un elemento qualitativo rilevante. Un finanziamento destinato a sostenere un aumento di scorte in un’azienda con forte stagionalità, per esempio, può essere valutato diversamente rispetto a un prestito richiesto per coprire perdite strutturali: nel primo caso, il prestito serve ad anticipare un fabbisogno temporaneo di capitale circolante ed è uno strumento di gestione finanziaria, nel secondo caso serve a coprire uno squilibrio strutturale e diventa un ulteriore fattore di rischio.

Nonostante ciò, il prestito in lending crowdfunding viene spesso utilizzato anche per rispondere a crisi di liquidità: si può fare se queste rientrano in un quadro complessivo e storico dell’impresa coerente e affidabile o se rappresentano una crisi momentanea con un piano di risoluzione già ben definito.

Governance, trasparenza e affidabilità

La qualità delle informazioni fornite è un indicatore indiretto di affidabilità.

Le piattaforme valutano:

  • chiarezza e completezza della documentazione;
  • coerenza tra dichiarazioni e dati oggettivi;
  • tempestività nel fornire integrazioni;
  • eventuali precedenti nei rapporti con il sistema creditizio.

Un’impresa che presenta dati ordinati, spiegazioni puntuali e un piano finanziario coerente riduce l’incertezza percepita. Al contrario, incongruenze o reticenze possono generare un approfondimento aggiuntivo o incidere negativamente sulla classe di rischio.

In molti modelli di valutazione del rischio, inoltre, rientrano anche fattori legati alla qualità del management e alla solidità organizzativa.

Rischio settoriale e contesto competitivo

Un altro elemento qualitativo riguarda il settore di appartenenza dell’impresa richiedente.

Le piattaforme possono considerare:

  • volatilità tipica del comparto;
  • sensibilità a fattori macroeconomici;
  • eventuali vincoli regolamentari;
  • livello di concorrenza.

Alcuni settori sono strutturalmente più ciclici o più esposti a shock esterni. Questo non significa che un’impresa operante in tali ambiti non possa ottenere un prestito in lending crowdfunding, ma che la valutazione del rischio potrebbe essere più prudente.

Inoltre, il posizionamento competitivo dell’azienda influisce sulla percezione del rischio. Un’impresa con una nicchia ben definita o con contratti pluriennali può presentare un profilo più stabile rispetto a un operatore in un mercato altamente frammentato e price-driven.

Il quadro che abbiamo presentato chiarisce che il credit scoring non è soltanto la fotografia di un bilancio, ma un’analisi integrata tra dati economici, struttura finanziaria e caratteristiche operative dell’impresa.

Per continuare ad approfondire il tema, leggi il nostro articolo su come viene stabilito il tasso di interesse nel lending crowdfunding e l’articolo su come superare la selezione di una piattaforma di crowdfunding.

Una guida sintetica: come prepararsi per la valutazione del merito creditizio

Prima di candidarsi a una piattaforma, l’impresa dovrebbe avere pronti:

  • ultimi bilanci depositati;
  • situazione economico-patrimoniale aggiornata;
  • dettaglio delle esposizioni debitorie in essere;
  • piano economico-finanziario realistico;
  • spiegazione delle eventuali criticità (per esempio un calo temporaneo di margine).

Uno spazio rilevante, inoltre, va dedicato alla spiegazione dell’utilizzo del prestito. Se l’uso dei fondi non è collegato a un flusso di cassa prevedibile, infatti, la piattaforma percepirà un rischio maggiore.

Occorre quindi chiarire:

  • a cosa serve il prestito;
  • in che modo quell’impiego genererà cassa;
  • in quanto tempo il ritorno atteso supporterà il rimborso delle rate.

Concludiamo sottolineando che è un errore candidarsi contemporaneamente su più piattaforme. Richieste multiple possono essere interpretate come segnale di tensione finanziaria e scarsità di coerenza e serietà. Meglio fare prima un’analisi accurata della migliore piattaforma per le proprie esigenze. Proprio a questo scopo, Turbo Crowd ha ideato il servizio Platform Match: contattaci per scoprirlo!

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