- Cos’è il piano di ammortamento
- Perché il piano di ammortamento è importante per l’azienda
- Le principali opzioni: ammortamento bullet e amortizing
- Come funziona operativamente la restituzione del prestito
- Quale piano di ammortamento scegliere
- Vuoi approfondire direttamente con i nostri esperti di crowdfunding l'argomento di cui stai leggendo?
- Hai bisogno di supporto per preparare una campagna di crowdfunding di successo e cercare potenziali investitori per il tuo progetto?
Ogni prestito prevede un piano di ammortamento: un programma che stabilisce come e quando il capitale ricevuto dovrà essere restituito, insieme agli interessi maturati. Questo vale anche per il lending crowdfunding, dove l’impresa raccoglie denaro in prestito da una pluralità di investitori attraverso una piattaforma online.
La presenza di una pluralità di prestatori non cambia la ratio del piano di ammortamento, che diventa semplicemente un elemento in più da comunicare adeguatamente a una platea di non addetti ai lavori.
Il piano di ammortamento è una scelta cruciale perché riguarda la gestione dei flussi di cassa interni: definisce le scadenze future, il peso dei pagamenti e la coerenza tra il progetto finanziato e la capacità dell’impresa di generare liquidità.
La scelta tra un rimborso del capitale alla scadenza, un rimborso progressivo o una struttura intermedia dipende dal tipo di progetto, dalla durata del finanziamento e dai tempi con cui l’azienda prevede di incassare le risorse necessarie alla restituzione.
In questo articolo vediamo cos’è il piano di ammortamento di un prestito, quali sono le principali opzioni disponibili, come funzionano operativamente restituzione del capitale ed erogazione degli interessi nel lending crowdfunding e quale soluzione può essere più adatta a seconda del tipo di progetto aziendale.
Cos’è il piano di ammortamento
Il piano di ammortamento è il calendario di rimborso di un prestito. Indica come l’azienda si impegna a restituire l’importo ricevuto e gli interessi maturati.
È un documento che risponde alle seguenti domande:
- quando iniziano i pagamenti?
- con quale frequenza vengono effettuati?
- il capitale viene restituito poco alla volta o tutto alla fine?
- gli interessi vengono pagati durante il prestito o alla scadenza?
In più, serve all’azienda per rispondere a un’altra domanda: quanto pesa ogni pagamento sui flussi di cassa? Per questo il piano di ammortamento non è un dettaglio tecnico da lasciare in secondo piano. È una parte essenziale della struttura finanziaria dell’operazione di prestito.
Capitale, interessi e durata del finanziamento
Le componenti principali del piano di ammortamento sono capitale, interessi e durata.
Il capitale è la somma ricevuta in prestito, nel nostro caso attraverso una campagna di lending crowdfunding. Corrisponde, ovviamente, alla somma da restituire agli investitori: a ciascuno andrà rimborsata la cifra che ha versato, quindi i singoli rimborsi sono tutti diversi.
Il tasso di interesse è la remunerazione riconosciuta a chi presta denaro all’impresa e si esprime su base annuale. L’interesse complessivo da erogare dipenderà quindi dal tasso e dalla durata del finanziamento.
La durata dell’operazione viene scelta dall’azienda in base alle sue esigenze di liquidità e ai tempi necessari per sviluppare il progetto finanziato con il prestito. Più la durata è lunga, più il prestito matura interessi.
Nel lending crowdfunding, di solito la durata è piuttosto breve: tra i 12 e i 18 mesi.
Il piano di ammortamento mette insieme questi elementi e li trasforma in una sequenza ordinata di scadenze.
Perché il piano di ammortamento è importante per l’azienda
Per l’impresa, il piano di ammortamento serve prima di tutto a capire se e come il prestito è sostenibile.
Raccogliere capitale può dare ossigeno alla crescita, finanziare un progetto, coprire un fabbisogno temporaneo o accelerare un investimento. Ma ogni prestito genera un obbligo futuro. Se il rimborso non è allineato ai flussi di cassa dell’azienda, il finanziamento rischia di diventare un problema invece che una soluzione.
Un esempio semplice: se un’impresa chiede un prestito per acquistare un macchinario che inizierà a generare ricavi in modo progressivo, potrebbe avere senso prevedere un rimborso distribuito nel tempo. Se invece finanzia un’operazione che produrrà liquidità solo alla fine, un rimborso progressivo potrebbe essere più difficile da sostenere nelle prime fasi.
Per questo, prima di lanciare una campagna di lending crowdfunding, l’azienda dovrebbe avere chiaro non solo l’importo che vuole raccogliere, ma anche da dove arriveranno le risorse per restituirlo.
Il piano scelto, inoltre, deve essere comunicato chiaramente agli investitori: è segno di serietà e trasparenza ed è un elemento decisionale importante nelle scelte di investimento. Di solito, però, di questo aspetto della comunicazione si occupa la piattaforma, esibendo il piano di ammortamento nella pagina dedicata alla campagna.
Le principali opzioni: ammortamento bullet e amortizing
Le principali opzioni tra cui scegliere per il piano di ammortamento di un prestito in lending crowdfunding (ma non solo) sono il piano bullet e il piano amortizing.
Piano bullet: capitale rimborsato alla scadenza
Il piano bullet prevede che l’azienda restituisca il capitale ricevuto in un’unica soluzione alla fine del prestito.
Per gli interessi, invece, ci sono due modalità possibili:
- pagamento periodico di quote interessi con rate mensili, trimestrali, semestrali
- pagamento degli interessi alla scadenza insieme al capitale.
Piano amortizing: capitale rimborsato progressivamente
Il piano amortizing prevede invece che il capitale venga restituito in modo progressivo durante la durata del prestito.
Si stabilisce una frequenza per i pagamenti rateali, che comprendono:
- una quota interessi
- una quota capitale
in proporzioni variabili.
Si può anche scegliere di cambiare la proporzione tra quota interessi e quota capitale nel tempo, per esempio iniziare con rate composte per lo più da quota capitale e aumentare la quota interessi man mano che si va avanti nella durata dell’operazione, o viceversa.
Soluzioni intermedie: pre-ammortamento e strutture ibride
Tra bullet e amortizing possono esistere anche soluzioni intermedie, pensate per adattare il rimborso al ciclo economico del progetto.
Una delle più comuni è il pre-ammortamento, cioè una fase iniziale in cui l’azienda paga solo gli interessi e non rimborsa ancora il capitale. Al termine di questa fase, possono aprirsi due scenari.
Nel primo caso, dopo il periodo di pre-ammortamento inizia un rimborso progressivo del capitale. La struttura diventa quindi simile a un amortizing, ma con una fase iniziale più leggera per l’impresa.
Nel secondo caso, il capitale viene comunque restituito tutto alla scadenza. In questa situazione, la struttura coincide con una delle due opzioni del bullet: durante la vita del prestito l’azienda paga gli interessi, mentre il capitale viene rimborsato in un’unica soluzione finale.
Il pre-ammortamento può essere utile quando il progetto richiede un periodo di avvio prima di produrre ricavi.
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Come funziona operativamente la restituzione del prestito
Quando e se la campagna di lending crowdfunding si chiude con successo, dopo le dovute verifiche operative il capitale raccolto viene messo a disposizione dell’azienda e, da quel momento, il prestito segue il piano di rimborso previsto.
I tempi e le modalità dipendono dalla piattaforma, dalle procedure interne e dai soggetti tecnici coinvolti nella gestione dei pagamenti.
La piattaforma di crowdfunding non gestisce direttamente i movimenti di denaro: salvo rari casi, le piattaforme non sono intermediari finanziari abilitati, quindi per la gestione dei flussi finanziari si appoggiano a soggetti autorizzati o prestatori di servizi di pagamento.
L’azienda può decidere di impostare pagamenti automatizzati oppure di autorizzare a ogni scadenza l’erogazione.
Attenzione: naturalmente l’azienda non deve fare manualmente i bonifici singoli e tutti diversi a ogni investitore. A ogni scadenza l’azienda versa (in modo automatizzato o manuale) l’importo complessivo dovuto, poi la piattaforma tramite il proprio servizio di pagamento si occupa della ripartizione tra i singoli investitori, in base all’importo investito da ciascuno e agli adempimenti fiscali.
Ogni investitore fornisce un conto corrente al momento dell’investimento e i versamenti dell’azienda vengono indirizzati direttamente su quel conto corrente. In alcuni casi, è previsto un passaggio intermedio su un wallet digitale, da cui poi gli investitori devono scaricare il denaro sul c/c.
Quale piano di ammortamento scegliere
La scelta del piano di ammortamento dovrebbe partire da una domanda semplice: quando il progetto finanziato genererà la liquidità necessaria per restituire il prestito?
Quando scegliere il piano bullet
Il piano bullet può essere adatto quando il progetto finanziato prevede un ritorno economico concentrato alla fine dell’operazione.
L’azienda utilizza il capitale raccolto per completare un’attività che non genera subito liquidità sufficiente per rimborsare il prestito a rate. Il rimborso del capitale avviene quindi quando si verifica l’evento economico previsto: una vendita, un incasso, un rifinanziamento, la chiusura di una commessa o un’altra entrata rilevante.
Un caso emblematico è quello delle operazioni immobiliari.
Altri esempi tipici possono essere:
- acquisto e successiva rivendita di un asset;
- anticipo di liquidità in attesa di un incasso già previsto;
- finanziamento ponte in attesa di un’altra fonte di capitale;
- operazioni con uscita finanziaria concentrata alla conclusione del progetto.
In tutti questi casi, il piano bullet consente all’impresa di non appesantire troppo i flussi di cassa durante la fase di esecuzione del progetto. Il capitale resta disponibile per il progetto e viene restituito quando l’operazione dovrebbe aver generato le risorse necessarie.
Per l’azienda, il vantaggio è evidente: durante la vita del prestito le uscite di cassa sono più leggere, perché non bisogna restituire il capitale a rate. Ma l’impresa deve assicurarsi di arrivare alla scadenza con la liquidità necessaria per restituire l’intero capitale.
Quando scegliere il piano amortizing
Il piano amortizing può essere più adatto quando il progetto finanziato genera liquidità in modo graduale.
In questo caso l’azienda può sostenere pagamenti periodici grazie ai flussi prodotti dall’investimento.
Questa struttura può essere coerente, per esempio, con progetti come:
- acquisto di un macchinario che aumenta la capacità produttiva;
- investimento in una nuova linea di attività;
- sviluppo commerciale con ricavi distribuiti nel tempo;
- interventi operativi che migliorano margini o volumi in modo progressivo.
Il vantaggio principale è evitare la concentrazione del capitale da restituire in un’unica scadenza. L’azienda riduce progressivamente il debito e non deve arrivare alla fine del prestito con l’intero capitale ancora da rimborsare.
Lo svantaggio è che le uscite di cassa iniziano prima. Per questo l’amortizing richiede una pianificazione attenta: l’impresa deve verificare che i flussi attesi siano sufficienti a sostenere le rate senza comprimere troppo la liquidità operativa.
La soluzione più diffusa nel lending crowdfunding
Nel lending crowdfunding, la soluzione più diffusa è il piano bullet, cioè il rimborso del capitale in un’unica soluzione alla scadenza del prestito.
Questa prevalenza dipende dalla natura di molte operazioni finanziate tramite lending crowdfunding. Spesso si tratta di prestiti con durata relativamente contenuta, collegati a esigenze circoscritte (prestiti ponte, rifinanziamento, crisi di liquidità) e/o progetti che prevedono un evento di liquidità finale: una vendita, un incasso, una valorizzazione o il completamento di un intervento, una commessa, un’opera o una linea produttiva.
Questo non significa che la scelta sia obbligata. La scelta del piano di ammortamento di un prestito in lending crowdfunding fa parte della pianificazione strategica della campagna e deve essere coerente con i piani industriali dell’azienda.
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