Investitori professionali e retail: definizione e novità 2023

investitori professionali e retail

La suddivisione degli investitori crowd in investitori professionali e investitori retail è mutuata dall’analoga distinzione nata con le regolamentazioni in materia di investimenti tradizionali. Nel crowdfunding, però, il significato di queste etichette ha avuto delle implicazioni aggiuntive importanti. 

Usiamo il verbo al passato perché con l’entrata in vigore del Regolamento UE sul Crowdfunding tali etichette dovranno essere sostituite con quelle stabilite per uniformare regolamenti e nomenclature in tutta l’Unione Europea e facilitare la raccolta di capitali transfrontaliera.

Sia nella versione italiana sia nella nuova versione europea, queste distinzioni servono a garantire un’adeguata tutela agli investitori, misurando le competenze e le conoscenze di ciascuno in materia finanziaria e fornendo l’assistenza necessaria prima di consentire l’accesso a strumenti e operazioni finanziari complessi.

Investitori professionali: chi sono

La definizione di “investitore professionale” stabilita da Consob descrive “un soggetto che possiede l’esperienza, le conoscenze e la competenza necessarie per prendere consapevolmente le proprie decisioni in materia di investimenti e per valutare correttamente i rischi che assume”.

Gli investitori professionali si suddividono a loro volta in due categorie:

  • di diritto (banche, compagnie di assicurazioni, fondi di investimento, OICR, agenti di cambio, governi nazionali, grandi imprese che rispettano determinati requisiti dimensionali, e tutti gli investitori “istituzionali”, cioè che operano con gli strumenti finanziari come attività principale);
  • su richiesta (soggetti che hanno un patrimonio cospicuo, un portafoglio di strumenti finanziari di valore elevato e una significativa esperienza finanziaria, il tutto stabilito con criteri di legge specifici).

Un punto determinante del regolamento Consob per l’equity crowdfunding stabiliva per le società impegnate in campagne di crowdfunding l’obbligo di avere almeno un investitore professionale che coprisse almeno il 5% del capitale raccolto, affinché la campagna fosse considerata valida. Una condizione non scontata, voluta dall’autorità finanziaria per avere un “validatore” terzo della sostenibilità e delle potenzialità del progetto di business proposto in crowdfunding.

Investitori retail: chi sono

Gli investitori retail sono definiti da Consob come “i comuni risparmiatori – anche imprese, società o altri enti – che non sono qualificabili come clienti professionali”. È una definizione per negazione, che non aggiunge informazioni particolarmente utili, infatti i concetti fondamentali sono dati dalla definizione di investitore professionale. 

Lo status di investitore retail, al momento, impedisce di accedere ad alcuni particolari investimenti in crowdfunding come la sottoscrizione di Bond e Minibond, a meno che non si soddisfino determinati requisiti di patrimonio e di portafoglio di strumenti finanziari.

Gli investitori retail sono i “piccoli investitori” protagonisti del fenomeno del “risparmio gestito”, cioè dell’affidamento di risparmi a un intermediario che si dovrà occupare di investirli e gestire gli investimenti per conto del cliente. Negli ultimi anni, con la moltiplicazione delle app e delle piattaforme di investimento online, gli investitori retail che cercano di crearsi una formazione di base sul tema e agiscono in autonomia sono aumentati moltissimo. “Moltissimo” in relazione al punto di partenza, ma in assoluto prevale ancora la necessità e l’abitudine di rivolgersi a intermediari e consulenti finanziari.

Questa conclusione è da tenere ben presente, perché l’investitore retail è oggetto di un malinteso importante nell’ambito del crowdfunding: molti dei piccoli imprenditori che si interessano alla raccolta di capitale con il crowdfunding hanno in mente il mito della folla indistinta di investitori non professionali che hanno dei risparmi da parte e dal computer di casa loro investono cifre modeste sui progetti presenti sulle piattaforme di crowdfunding, guidati dall’istinto, dalla simpatia e dalle poche informazioni che comprendono dei business plan.

Ecco, questo non succede quasi mai. Se è vero che il crowdfunding, con i suoi tagli minimi di investimento generalmente molto bassi, offre opportunità di investimento anche alle persone comuni, è anche vero e confermato dai dati che non esiste un fenomeno di scrolling sulle piattaforme di crowdfunding alla ricerca di qualche progetto interessante su cui puntare 200 euro “a caso”. Il report 2022 dell’Osservatorio Crowdinvesting del Politecnico di Milano mostra che non esistono questi fantomatici “investitori seriali”, infatti la maggior parte degli utenti investe in media una sola volta. 

Quando gli investitori retail investono in crowdfunding, lo fanno spesso attraverso la mediazione di un soggetto professionale, oppure investono su progetti e aziende che conoscono da vicino e con cui hanno già un rapporto di qualche tipo. Ecco perché è fondamentale, tra le altre cose, sapere come trasformare i clienti (e potenziali tali) in investitori e cercare investitori nella più ampia categoria degli stakeholder.

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L’investitore sofisticato: la novità del Regolamento UE sul crowdfunding

Dopo continui ritardi e proroghe, finalmente anche l’Italia è pronta per adottare il Regolamento UE sul Crowdfunding, che è stato approvato nell’ormai lontano ottobre 2020 ma entrerà in vigore ufficialmente solo a novembre 2023.

Il contenuto di questo regolamento, che abbiamo già analizzato in un altro articolo e in un webinar, comprende anche numerosi provvedimenti volti ad aumentare le tutele nei confronti degli investitori. Le piattaforme di crowdfunding saranno tenute a sottoporre ad attenta verifica le competenze e le conoscenze finanziarie degli utenti e la capacità dei loro patrimoni di sopportare eventuali perdite derivanti dagli investimenti.

Il Regolamento introduce quindi la figura dell’“investitore sofisticato”, ovvero “un investitore che è consapevole dei rischi connessi all’investimento sui mercati dei capitali e dispone di risorse adeguate ad assumersi tali rischi senza esporsi a eccessive conseguenze finanziarie”.

I requisiti per rientrare in questa definizione sono diversi per le persone giuridiche e per le persone fisiche.

Le persone giuridiche devono soddisfare almeno una delle seguenti condizioni:

  • fondi propri pari almeno a 100.000 euro;
  • fatturato netto pari almeno a 2 milioni di euro;
  • bilancio pari almeno a 1 milione di euro.

Le persone fisiche, invece, devono possedere almeno due delle seguenti caratteristiche:

  • reddito lordo personale di almeno 60.000 euro per anno di imposta, o un portafoglio di strumenti finanziari, inclusi i depositi in contanti e le attività finanziarie, di un valore superiore a 100.000 euro;
  • lavoro attuale o precedente nel settore finanziario per almeno un anno in una posizione professionale che richiede la conoscenza delle operazioni o dei servizi previsti, oppure posizione esecutiva per almeno 12 mesi all’interno di soggetti giuridici che risultano investitori sofisticati;
  • operazioni di dimensioni significative sui mercati dei capitali con una frequenza media di 10 operazioni al trimestre nei quattro trimestri precedenti.

Anche nel Regolamento europeo è previsto lo status di investitore sofisticato di diritto per alcuni soggetti, definiti “clienti professionali” ed elencati nell’allegato II della direttiva 2014/65/UE. In questo nuovo quadro normativo, perciò, “professionale” indica una categoria più ristretta di soggetti rispetto al passato.

La sostanza, però, è molto simile. Se non fosse per un particolare estremamente significativo: il Regolamento UE non prevede l’obbligo di avere almeno un investitore professionale, o meglio, sofisticato, che copra almeno il 5% della raccolta in una campagna di equity crowdfunding, affinché questa sia considerata valida.

Un’altra novità, seppure di portata minore, è che la sottoscrizione di Bond e Minibond in crowdfunding sarà aperta anche agli investitori non sofisticati (cioè retail).

Che siano sofisticati o non, gli investitori vanno raggiunti e coinvolti con un’adeguata strategia di comunicazione che comprenda anche precise spiegazioni sul funzionamento del crowdfunding. È un modo per trasmettere fiducia e trasparenza e per ottenere l’attenzione anche dei molti soggetti che ancora non hanno dimestichezza con questo strumento finanziario.

Questo tipo di comunicazione deve far parte di una strategia di marketing e sales ben strutturata, che è il punto di forza di Turbo Crowd, la prima agenzia marketing per il crowdfunding in Italia.

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